La Nostra Uniforme di Bontà

Crescendo ho indossato molte uniformi: da piccola giocavo molto a calcio. Ogni sabato ero costantemente vestita di viola e nero con parastinchi coperti da lunghi calzettoni neri fino al ginocchio. Indossavo questa uniforme perché facevo parte di una squadra e mi  vestivo così per esibirmi atleticamente sul campo. Durante gli anni del college lavoravo al centro ricreativo del campus. Indossavo dei jeans e una polo bordeaux con una targhetta e un logo ricamato con la scritta: “Staff di Supporto”. Indossando questa uniforme, ero riconosciuta come qualcuno che poteva aiutare le persone a iscriversi alla nostra palestra, a pagare le quote, a prendere in prestito le attrezzature e ad assistere in molte altre attività ricreative. Ora, lavorando come educatrice in una scuola superiore locale, ho un po’ più libertà nel vestirmi, ma indosso sempre qualcosa di riconoscibile che mostri chi sono. Indosso ogni mattina il mio tesserino scolastico e, occasionalmente, le magliette della nostra scuola per mostrare che appartengo a un campus e che sono responsabile del benessere degli studenti della nostra comunità.

Indossare la bontà

Come seguaci di Gesù, che cosa significa indossare gli “abiti” del suo regno ed identificarci con lui? Come possono le persone sapere che apparteniamo a Gesù quando ci guardano? Uno dei punti di riconoscimento fondamentali della nostra relazione con Cristo è quello di indossare la gentilezza quando essa ci costa qualcosa. Quando siamo gentili con coloro che ci hanno offeso, contrastiamo la norma culturale del ripagare le persone con la stessa moneta. Quando scegliamo di trattare le persone con gentilezza, a prescindere dalle esperienze che possiamo avere con loro, indossiamo un’uniforme “divina”, per così dire.

Questa uniforme è una peculiarità di spicco che ci contraddistingue come seguaci di Gesù e fa sì che le persone riconoscano che il nostro scopo e la nostra identità non cambieranno in presenza di conflitti. Proprio come io facevo parte di una squadra e di un’organizzazione, noi apparteniamo ad un regno che è più grande di noi. Vestirci di bontà ogni giorno significa indossare l’uniforme che siamo state chiamate a portare.

La sfida della bontà

Lo ammetto, indossare la bontà ogni giorno sembra ammirevole, ma in realtà viverla è molto più difficile. Quando siamo nel bel mezzo di una situazione in cui le emozioni sono tese e siamo in conflitto tra i nostri desideri e quelli degli altri, la gentilezza è spesso il primo tratto del carattere a sparire.

Quando lavoravo al centro ricreativo del college, dovevo costantemente mettere in pratica professionalità e gentilezza anche quando i clienti erano scontenti o impazienti. Come insegnante e consulente del campus, incontro ogni giorno studenti che vedono la gentilezza come una debolezza. Loro vedono il mondo come una competizione, una lotta per la sopravvivenza. Per loro, ciò significa che essere gentili può portare a essere sfruttati dagli altri.

Ricevere una nuova uniforme

Quando la gentilezza è la scelta più difficile, o quando ci costa qualcosa, come possiamo metterla in pratica come Dio ci chiama a fare? Colossesi 3:12 ci spiega come. Siamo scelte da Dio, sante e amate profondamente. Quando comprendiamo che il Dio dell’universo ci sceglie per essere il suo popolo, non c’è alcun bisogno di lottare per ottenere importanza, rispetto o beni materiali, comportandosi in modo scortese. La scortesia è il segno della nostra vecchia natura, quando non appartenevamo a Dio e il nostro peccato lo offendeva. Colossesi 2:21 ci dice perfino che i nostri peccati ci avevano rese nemiche di Dio eppure, egli ci ha ugualmente offerto la sua bontà, ci ha scelte e fatte sue lavando via il nostro peccato per farci diventare sante e amandoci come un padre perfetto. Nella bontà di Dio, non siamo più sue nemiche. Al contrario, la nostra relazione è riconciliata (Colossesi 2:21).

Se Dio ha sopportato la nostra scortesia e il nostro peccato e ci ha comunque offerto il suo amore, il suo perdono e un posto nel suo regno, come possiamo noi non voltarci e offrire lo stesso agli altri? Come possiamo non cercare la riconciliazione con chi ci circonda? L’amore di Dio è ciò che ci trasforma radicalmente nel profondo e ci spinge a mostrare gentilezza verso gli altri anche quando ciò ci costa un sacrificio (Romani 2:4).

Se la gentilezza è un frutto dello Spirito che ultimamente sembra non crescere molto nella tua vita, prenditi del tempo oggi per confessare questa realtà a Dio. Poi, chiedi allo Spirito Santo di ricordarti come fare. Attraverso la bontà di Cristo, sei stata rivestita del “nuovo uomo” che è chiamato e fortificato per indossare la gentilezza fedelmente ogni giorno (Colossesi 3:10). Chiedigli di continuare a cambiarti per farti diventare la persona simile a Cristo che egli immagina per te. Infine, ringrazia Dio per averti donato i vestiti del suo regno: un’uniforme che ti starà sempre alla perfezione.

Alli Clements

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