Una vita di Gratitudine

Mio nonno ha appena festeggiato il suo novantaseiesimo compleanno ma, fedele al suo stile, non lo ha festeggiato da una comoda poltrona in una casa di riposo; al contrario, lo ha fatto cavalcando un cammello alle piramidi in Egitto.

D’altra parte, ho una conoscente, una giovane mamma che vive in una bella e grande casa in un ricco quartiere lungo la costa della California la quale non si alza mai dal letto. Ha tutto ciò che il mondo può offrire, eppure non ne gode affatto. Certamente, le circostanze della vita sono state del tutto diverse, ma il punto è che non sono le circostanze a cambiare le nostre vite bensì la nostra risposta ad esse.

Abbiamo tutte prove e dolori. Esse sono inevitabili ed indesiderate eppure sempre presenti in vari momenti della nostra vita.

Anche mio nonno ha avuto le sue prove nella vita: ha perso uno dei suoi dieci figli di appena 21 in un terribile incidente. Mia nonna ha sofferto di cancro ai polmoni e lui se ne è preso cura finché non è morta a 71 anni. Un figlio si è allontanato dalla famiglia ed è ormai sopravvissuto alla maggior parte dei suoi amici. Nonostante tutto questo, ogni volta che lo vedo è grato! Vive ogni giorno con il cuore colmo di gratitudine. Non ho mai visto nessuno come lui.

Uno dei miei figli, di recente, gli ha chiesto come facesse a essere così attivo e pieno di energia alla sua età; la sua risposta: “atteggiamento”.

Con Ringraziamento

Questo, per me, è un esempio di come dovrebbe essere una vita vissuta secondo Filippesi 4:6-7. La paura è superata, l’ansia è stata dominata e il ringraziamento è il timone della vita. Paolo ci dice con un linguaggio deciso: “Non siate ansiose!” ed aggiunge poi di non essere ansiose “di nulla”. Io riesco ad arrivare solo fino alla prima parte. Sicuramente non dobbiamo essere ansiose perché è dannoso sia per la nostra mente che per il nostro corpo. L’ansia ci ruba le belle esperienze e i piaceri della vita. Non riesco però ancora a comprendere quel “di nulla”. Non dovremmo forse preoccuparci per una diagnosi di cancro, per un figlio ribelle o per la perdita di un lavoro? Non è saggio, essere preoccupate, almeno un po’ quando le cose non stanno andando bene? A quanto pare, no! Paolo ce lo sottolinea con una sola parola: “invece”.

Abbiamo un’alternativa all’ansia. Anche se essa è la nostra prima reazione, possiamo scegliere di rispondere in modo diverso. Questo non significa scegliere di farlo ogni tanto, ma farlo sempre, “in ogni circostanza”. D’accordo, ma come facciamo? Paolo ci dice: “con preghiere e suppliche accompagnate da ringraziamenti”.

Ho letto questo versetto molte volte nella mia vita; l’ho imparato a memoria e torno a pensarci ogni volta che affronto delle difficoltà in questo mondo. Questa volta, però, mi ha toccata in modo diverso. Ho sempre letto questo versetto così: “Attraverso preghiere e suppliche. Con rendimento di grazie, fate conoscere le vostre richieste a Dio”. In realtà è così: “Attraverso preghiere e suppliche con rendimento di grazie, fate conoscere le vostre richieste a Dio”. La differenza grammaticale è sottile nella struttura ma ricca di significato spirituale.

La prima versione separa la preghiera e le suppliche dal rendimento di grazie. L’altra incorpora entrambe, mostrandoci che la preghiera e le suppliche devono venire da un cuore grato. Vedi, le nostre preghiere e suppliche possono venire da un cuore che cerca di direzionare la volontà di Dio alla nostra, oppure da un cuore che è sottomesso alla volontà di Dio. Possono venire da un cuore che si domanda se Dio sia veramente buono, oppure dalla profonda conoscenza del suo amore insondabile per noi, sapendo che egli vuole soltanto il nostro bene. Ciò che si perde nella differenza grammaticale non è la bontà di Dio ma la nostra gratitudine verso di essa.

Fidarsi di Dio nella confusione

Siamo tutte inclini ad allontanarci dalla presenza di Dio, sempre disposte a fidarci di altre cose, e propense a credere che siamo noi e non Dio a conoscere cosa sia meglio per noi. Egli, nella sua grazia, ce lo lascia fare. Cosa succederebbe se, anzichè dire a Dio cosa vogliamo, ci fidassimo INVECE del fatto che egli conosce ciò che è meglio per noi? Forse alcune circostanze in cui veniamo a trovarci sono state messe lì dal nostro padre amorevole proprio perché vuole che noi acquisiamo un cuore grato.

Trovo importante notare che il versetto 7 non dice che Dio cambierà le nostre circostanze, ma che cambierà i nostri pensieri e il nostro cuore.

A volte Dio non ci tira fuori dalle difficoltà in cui veniamo a trovarci perché vuole che sperimentiamo la sua pace che veglia sui nostri cuori e le nostre menti nel bel mezzo della confusione. Tutto ciò è stato vero per me. Onestamente posso dire che è stato proprio nei momenti più difficili della mia vita che ho sentito la pace di Dio più intensamente.

Il Signore è più preoccupato per i nostri cuori e le nostre menti che per le nostre circostanze. Egli ci sta vicino ed è compassionevole. Se cambiasse le circostanze ad ogni nostra richiesta, senza proteggere il nostro cuore o la nostra mente, saremmo, nella migliore delle ipotesi, delle mocciose viziate spiritualmente.

Gesù stesso sperimentò questa lotta quando chiese al Padre di cambiare le circostanze. Mentre pregava nel giardino del Getsemani sudando sangue a causa dell’angoscia che stava per vivere, chiese: “Se possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi” (Matteo 26:39). Il Padre non ha cambiato le sue circostanze, ma ha certamente cambiato le nostre.

Gesù soffrì la morte che noi meritavamo così che noi potessimo essere liberate dal peccato e dalla morte. Morì al nostro posto, affinché noi vivessimo con lui per l’eternità. Le parole di Gesù poco prima di andare alla croce riassumono tutto questo in modo perfetto; disse infatti: «Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo» (Giovanni 16:33).

 

Melinda Choi

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