Soli Deo Gloria

Vicino al nostro camino c’è una pietra con incise queste parole: Soli Deo Gloria. Queste parole in latino sono un promemoria costante del fatto che ogni cosa che facciamo e il modo in cui viviamo devono essere ‘solamente per la gloria di Dio’.

All’inizio di questo periodo che anticipa la Pasqua, possiamo fermarci a riflettere e considerare il nostro Salvatore e il Suo cammino verso la croce, vedendo quanto Dio sia stato glorificato in tutto questo. Per le credenti diventa dunque un’occasione per analizzare ogni aspetto della propria vita, incluso i propri pensieri, le proprie parole e le proprie azioni.

Questa settimana stiamo vedendo insieme la disciplina del digiuno. Nel rispondere a quello che Dio ci chiede, impariamo come possiamo glorificare Dio attraverso questo gesto.

Uomini e donne in tutta la Bibbia ci mostrano alcune caratteristiche del digiuno. Questo atto di gratitudine è l’espressione della nostra fiducia verso Dio e il riconoscimento dell’estremo bisogno di Dio in ogni circostanza.

Mosè, Davide, Ester, Paolo e Barnaba sono solo alcuni di quelli che hanno digiunato e pregato per avere saggezza, per esprimere dolore, per cercare salvezza o protezione, per esprimere pentimento, per cercare la vittoria, per adorare Dio o per prepararsi per il servizio. Attraverso questi esempi notiamo che la preghiera e il digiuno vanno di pari passo.

È importante notare che il digiuno in sé e per sé non ci avvicina a Dio e non ci dà nessuna ragione per inorgoglirci spiritualmente. L’astenersi dal cibo non ci rende più sante. In Luca 18, Gesù ci racconta la parabola del fariseo e del pubblicano proprio per metterci in guardia da quel tipo di digiuno. Il fariseo, pieno di giustizia fai-da-te, pregava ringraziando Dio di non essere come il pubblicano. Infatti, pensava di essere superiore al pubblicano anche perché digiunava ben due volte a settimana e dava offerte generose. Da questa parabola possiamo capire che la pratica del digiuno è irrilevante se non coinvolge il nostro cuore.

Anche il profeta Gioele ci mette in guardia su questo, scrivendo come il Signore aveva chiamato il suo popolo al pentimento con queste parole “tornate a me con tutto il vostro cuore, con digiuni, con pianti e con lamenti! Stracciatevi il cuore, non le vesti…” (Gioele 2:12-14).

Non vale niente fare le cose semplicemente a comando. Le nostre azioni devono riflettere il sincero desiderio di umiliarsi davanti a Dio e cercare intimità con lui.

Devo confessare che il digiuno non è una disciplina spirituale alla quale sono abituata (non credo che conti come digiuno andare a farsi le analisi senza aver fatto colazione!).

Forse anche tu come me non hai pensato di digiunare e in questo momento ti senti colpevole, chiedendoti se questo sia una grave mancanza nel tuo cammino come cristiana. Bene, è meraviglioso che Dio, che è misericordioso, non ci ha lasciato il digiuno come legge. Infatti, viviamo per grazia. Il digiunare o meno non è un indicatore del nostro amore per Dio.

Tuttavia, la Bibbia ci dice che il digiuno e la preghiera sono caratteristiche della vita del popolo di Dio; forse qualcosa che dovremmo iniziare a scoprire per poterle vivere in modo personale ed efficace. Cristo, il nostro più grande esempio, spese del tempo da solo con suo Padre in digiuno e preghiera per quaranta giorni nel deserto, prima di iniziare il proprio ministero terreno.

Anche se digiunare è tradizionalmente concepito come un astenersi dal cibo o dalle bevande per un certo periodo di tempo, ci sono molte altre cose nei confronti delle quali possiamo digiunare: un digiuno digitale dai nostri telefoni, dai social media o dalla televisione. Dobbiamo riconoscere che ci sono diverse cose che ci impediscono di spendere più tempo con il Signore, meditare la Sua Parola, stare in comunione e in preghiera, cercare la Sua volontà e riflettere sulla Sua bontà in adorazione.

Possiamo chiedere allo Spirito Santo che ci mostri come possiamo rimettere a posto le priorità del nostro cuore e edificare il nostro cammino di fede, così da essere guidate verso una maggiore comunione con il nostro Dio, Colui che amiamo e che desideriamo conoscere molto meglio.

Dunque, per noi, questo periodo di quaresima potrebbe diventare il momento giusto per riconoscere il nostro bisogno di Gesù in ogni area della nostra vita. Possiamo adottare una postura del cuore che desidera mettere da parte ogni distrazione e avvicinarsi a Dio perché in ogni cosa Cristo sia glorificato per mezzo nostro.

L’apostolo Paolo ci sprona con questi versetti oggi:

“Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio.” (1 Corinzi 10:31)

Ogni cosa…?

Per la sua gloria…?

Come sarebbe se la gloria di Dio fosse l’obiettivo principale e la nostra più alta priorità della nostra vita?

Come possiamo cambiare il nostro modo di vivere ogni giorno?

Nell’arrendere a Dio la nostra volontà, la nostra passione, i nostri desideri, le nostre speranze e i nostri piani, possiamo riposare nello Spirito Santo che ci riempirà, ci fortificherà e ci renderà capaci di essere trasformate e di essere più simili a Cristo, perché ogni area della nostra vita porti gloria a Dio.

Che qualunque cosa facciamo, sia OGNI cosa per la SUA sola gloria.

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